L'isola che non c'è.

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L’isola che non c’è.

Un grande ringraziamento a Tito e Francesco Pamio e a tutto il gruppo Arcobaleno Canoa che ha organizzato e reso possibile la gita a Venezia di sabato 6 febbraio alla quale ha partecipato anche un gruppo di canoisti Assi, emiliano romagnoli.

L’isola che non c’è.

varie defLe barche allineate sul molo, una foto di gruppo e si parte:
dopo pochi metri la laguna si apre davanti ai nostri occhi, la temperatura è buona, le condizioni meteo di questo sabato di febbraio sono state clementi con noi canoisti e, ognuno col suo passo, ci avviamo verso Venezia che è all’orizzonte, sul lato opposto. Indossiamo i costumi di carnevale: qualcuno ha speso
più tempo e risorse per agghindarsi, altri, come il sottoscritto, indossano qualcosa di semplice, chi una parrucca, chi una maschera o delle lunghe orecchie sulla testa…ciò che conta è lo spirito. I colori dei costumi si sposano perfettamente con quelli dei kayak, dei giubbetti e delle giacche ad acqua, i travestimenti si abbinano benissimo con l’abbigliamento tecnico, anche perché già di per sé, una volta chiuso  il paraspruzzi, i canoisti assomigliano a figure mitologiche: fauni e centauri,  metà uomo e metà natante.
Seguiamo sulla destra la fila di pali che segnalano il canale, che ad occhio nudo non si vede, ma che serve a condurci a destinazione evitando di arenarci nel fango dei fondali più bassi.
Dopo qualche chilometro, appena caldi i muscoli, Tito dice al gruppo: ” Fermiamoci all’isola!”…e non per l’esigenza di riposarci, ce la vuole mostrare, vuole proprio portarci lì. Dalla laguna ci appare un isolotto con bassa vegetazione e più di uno si sarà domandato :”Cosa ci sarà sull’isola di tanto interessante a parte qualche ciuffo d’erba?”. Approdiamo ad un piccolo e ben fatto pontile e dai kayak scendono un faraone, Zorro, l’Uomo Ragno, un pellerossa ed il resto della banda mascherata. L’aspetto dell’isola è quello di un luogo abitato: il prato curato come un giardino condominiale, ma  senza condominio, a pochi metri dalla riva c’è un rancio fatto di rami sgrossati ed il tetto in lamiera con un grande foro al centro per far respirare un fuoco attorno al quale radunarsi con  amici o persone che lo diventeranno. Sembra un tempio eretto alla convivialità. Un signore che indossa un naso finto mi spiega con accento veneziano che l’isola è gestita in maniera puramente volontaria dalle stesse persone che la visitano abitualmente, che è aperta a chiunque e che in diversi si sono spontaneamente prodigati alla costruzione e al mantenimento di tutte le piccole strutture di accoglienza a disposizione.
Detta così mi suona come qualcosa di incredibile, non tanto per
l’aspetto di collaborazione di volontari poiché, anche se non di regola, il mondo è comunque pieno di persone di buona volontà, ma è l’autogestione affidata al buon senso che mi lascia positivamente esterrefatto. “D’estate…” mi dicono, “è pieno di gente, chi gioca a pallone, chi fa merenda, e non esiste nessuna regolamentazione a parte il rispetto per le cose che sono a disposizione di tutti!”.
Una vera e propria “Isola Anarchica” dove vige la legge del buon senso.”Che bella cosa” penso fra me e me: sembra quasi una favola, il ruolo da cappellaio “matto” ho già una mezza idea a chi affibbiarlo, poi io con addosso le orecchie del Bianconiglio: di personaggi strani siamo pieni, manca solo una gentil donzella che si prenda la briga di fare Alice e questo potrebbe essere il Paese delle Meraviglie. Tito ci chiama a raccolta: dobbiamo imbarcarci, la meraviglia di Venezia ci attende.
copertina defNon l’avevo mai vista per Carnevale, in realtà mi rendo conto che a parte qualche ponte, il Canal Grande da un vaporetto e Piazza San Marco, la Venezia dei piccoli canali non l’avevo mai vista. Dal vaporetto le gondole non sembrano poi così grandi, ma seduti su di un guscio di noce  a pochi centimetri di distanza sembrano veramente dei giganti, tenuto conto degli angusti spazi di manovra e del fatto che  frenare con le barche a remi  non è una scienza esatta.  Assume un aspetto particolarmente minaccioso il tipico rostro dentato di acciaio scintillante che hanno sulla prua, meglio schivarlo con precisione…meglio .
Sul Canal Grande la velocità dei vaporetti rispetto alla nostra carovana sembra quella di un aliscafo, bisogna attendere il momento giusto per attraversare  tutti insieme, in modo da cumulare in un’unica istanza la maledizione degli altri natanti.
Gli orientali ci scattano le foto ripetutamente, sembra che non abbiano mai visto dei canoisti in costume, poi, pensandoci bene,
gondole e vaporetti nel campo slalom di Valstagna non desterebbero meno stupore, effettivamente è il contesto che rende strane le cose.
Passato Rialto ci infiliamo in un canale secondario per fermarci  in una piazzetta bellissima e affollata, è ora di pranzo quindi tiriamo le barche in secco e le affianchiamo a mò di rastrelliera al centro della piazza.
vascoDai gavoni saltano fuori bottiglie di bianco e di rosso, i contenitori sono improvvisati, ma il loro contenuto lo è tutt’altro: mi viene specificato che il rosso è Cabernet e con il bianco arrivo da solo a riconoscere un più che onesto Moscato.
Tito siede alla destra di un piccolo capannello di canoisti autoctoni, sulla sinistra c’è Francesco che molto gentilmente  si è offerto di accompagnare in doppia una ragazza del nostro gruppo, arrivata priva di equipaggio. Vedo girare il sacchetto delle frittelle,
lo stesso al quale avevo attinto prima della partenza, solo un pò più vuoto, ne approfitto nuovamente insieme all’ennesimo bicchiere di rosso.
Nel piccolo gruppo stanno parlando dell’Isola e l’argomento cade sul fatto che le autorità locali marittime o demaniali
(suppongo, ma non ho approfondito) conoscano e sostengano l’iniziativa, lasciando a chi se ne occupa la libertà di gestione, raccomandando però di non fare troppa pubblicità  alla questione.
Accenno ad un sincero e serio apprezzamento, ma mi viene fatto notare che apprezzamenti seri non sono spendibili neanche a Carnevale da uno che indossa sulla testa due lunghe e rosa orecchie pelose…rientro quindi nel non ostentare  personali congetture . Fra me e me mi sovviene un pensiero: forse l’anarchica isola della buona volontà potrebbe non  piacere a tutti e forse un ottuso e/o un malfidato, nel posto sbagliato, al momento sbagliato, potrebbe mettere fastidiosi bastoni fra le ruote. Forse l’isola dell’amicizia e del buon senso è al sicuro finché rimane un’Isola che non c’è, e deve essere accudita da chi sia disposto a difenderla dal Capitan Uncino di turno.
Per raggiungerla non importa volare, ma basta qualche pagaiata ed un “pensiero felice”.
Le frittelle di Tito sono veramente buone e, come  i suoi discorsi, vanno giù che è una meraviglia, ma è ora di ripartire, bisogna tornare sulla terraferma prima che venga buio.
Riattraversiamo la laguna prendendo come riferimento i tralicci delle antenne dall’altra parte, l’isola ora non sembra più la stessa:
è solo una striscia scura, sulla destra all’orizzonte c’e bassa marea e quindi giriamo larghi per non insabbiarci. Approdiamo dopo un’ora, il freddo e la stanchezza incominciano a farsi sentire.

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Siamo in barca da stamattina e, tra una chiacchiera e l’altra, abbiamo fatto quasi venti chilometri.
Scendiamo sul molo che il sole è già tramontato, ci cambiamo e carichiamo le barche sul tettuccio, un saluto veloce ed un sincero ringraziamento a quelli del club che ci hanno ospitato e fatto da guida. Poi tutti in macchina verso casa.
Mi avrebbe fatto piacere indulgere nel commiato per qualche altro
minuto…la prossima volta, non mancherà occasione.
Al ritorno guido io e al casello di Altedo usciamo per prendere ognuno la sua macchina, sono quasi a casa e, nei pochi chilometri
che mi separano dall’uscita di Bologna, richiamo con piacere alla mente i bei momenti della giornata e mi sovviene una considerazione: “Oggi sono stato insieme a Zorro e all’Uomo Ragno su di un’isola governata dal buon senso e dall’amicizia”.
Forse è un’illusione, forse è un’isola che esiste solo nella fantasia , ma vale comunque la pena di raccontarlo.

Giancarlo Vasconiglio.

Comments

  • alberto | Feb 9,2016

    Bellissimo resoconto di una giornata di kayak lagunare, grazie a Tito Pamio Francesco Pamio e allAssociazione Canoistica Arcobaleno ho potuto conoscere un sacco di persone con la stessa passione per il kayak, l’acqua, il divertimento e la compagnia..vi ricorderò per le maschere che indossavate…fino al prossimo incontro! Grazie Gian!
    E complimenti anche a Valeria Moroni per aver scritto il “pezzo” 😉 risponderai alla richiesta di amicizia su fb? 😀

    • Valeria Moroni | Feb 9,2016

      Ciao il pezzo è stato scritto da G. Vasconiglio io l’ho solo pubblicato. Per il resto trovo che le conoscenze di persona siano le migliori,-)! Ciao e a presto in fiume!!!

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