E tu come lo fai? L'esperienza dell'eskimo vissuta dalla nostra Gae

Kayak Arno Aquasport Santerno

E tu come lo fai? L’esperienza dell’eskimo vissuta dalla nostra Gae

Riporto volentieri l’esperienza della nostra ASSI, Gaetana Picone, non per dare indicazioni oggettive su come fare l’eskimo, molti altri più qualificati lo fanno meglio, ma per registrare quali sono i suoi punti forti, le sue sensazioni, i suoi “trucchi” e capire come a lei riesce così bene.

La Gae è solo un anno che va in canoa, ma la manovra che le è riuscita subito meglio è proprio l’eskimo e molti si chiedono come faccia ad avere adesso un eskimo così, a prova di rapida.

Può essere interessante sentire come “come lo fa lei” e cosa pensa quando è con la testa sotto.

 


–  L’eskimo e l’esperienza di Gaetana Picone –

Comincio col dire che questo non vuole essere un corso teorico di eskimo ma solo alcune mie impressioni da novella canoista per poterlo affrontare.

Quindi, perché fare l’eskimo?

Perché è sicuramente meglio rimanere dentro il kayak piuttosto che vagare a nuoto in mezzo al fiume.

Di questo me ne sono resa immediatamente conto la prima volta che sganciando il paraspruzzi mi sono ritrovata in balia del fiume…

Personalmente mi sono bastati 3 o 4 bagni  per capire che volevo assolutamente impararlo…
Quindi sono partita da questo principio: ho bisogno di saperlo fare per la mia sicurezza e ci devo riuscire; se volete possiamo definirlo “spirito di sopravvivenza”.

Questo meccanismo mi è scattato ancora prima di iniziare qualsiasi corso pratico.
Ebbene sì, deve iniziare prima il meccanismo mentale di quello fisico.

Secondo la mia micro esperienza posso dire, secondo me, cosa rende un eskimo efficace:
–          Per prima cosa l’assetto in barca, dobbiamo sentirci un tutt’uno con essa.
Dobbiamo sentirci adesi  al kayak come una lumaca nel guscio, con le ginocchia contro il premicosce e le suole delle scarpette incollate al puntapiedi.
–          Poi decidere quale tipo di eskimo fa al caso nostro essendocene diversi.

Il consiglio è quello di farne bene anche solo uno, perché sarà comunque quello che ci tirerà fuori dai casini.

Ci sono… ora sono a testa sotto, ma prima ancora che ciò avvenga, come un razzo, cerco di assumere la posizione di partenza così quando mi trovo sotto non perdo tempo a sistemare la pagaia; a questo punto spingo il viso vicino al pozzetto per una maggiore protezione.

In questo momento mi impongo di mantenere la calma perché il panico e la fretta diventano i grandi nemici dell’eskimo e quindi anche i miei…

Prima di effettuare la spazzata verifico che tutte e due le mani che tengono la pagaia emergano fuori dall’acqua e poi  disegno un ampio semicerchio dalla punta alla coda del kayak piegando il fianco e puntando il ginocchio dx contro il suo premicosce raddrizzando così il kayak con il colpo d’anca.
Una volta raddrizzato il kayak porto il busto e la testa fuori dall’acqua piegandomi all’indietro verso la parte posteriore della barca.

Anche quando il tentativo fallisce cerco comunque di alzare la testa sopra la superficie per poter almeno respirare, in modo da guadagnare più tempo per il prossimo tentativo.

Recupero quindi nuovamente  la mia posizione e cerco questa volta di pensare meglio ai passaggi che devo eseguire per poter finalmente esultare per la sua riuscita..

La cosa importante è la mentalità giusta da adottare.
Ricordiamoci che quando siamo in fiume la messa in pratica dell’eskimo è completamente diversa da quando lo proviamo in piscina.

In fiume dobbiamo essere dei veri e propri calcolatori…

E’ cosi dei freddi calcolatori!!!

Poi non è difficile, quando ti rovesci l’acqua gelida ci dà una mano a rimanere pietrificati!!!
Ora sono lì.. faccia a faccia con una rapida per cui cerco di guardare dove mi trovo, se sono all’inizio o più verso la fine.

Questo è importante perché mentalmente cerco di fare il calcolo delle probabilità.

Ovviamente se il ribaltamento  succede all’inizio le probabilità di successo sono inferiori rispetto a se ci si trova verso la fine, questo perché a testa in giù i colpi dei sassi sul casco mi destabilizzano parecchio, ma in ogni caso almeno un tentativo è d’obbligo.

A questo proposito indossare il casco integrale mi dà una grande sicurezza.

Quando invece mi trovo ad affrontare dei passaggi e so che poco più avanti ci trovo un laghetto o uno spazio sufficiente una volta rovesciata aspetto nella posizione descritta sopra alcuni secondi e poi ripeto imperterrita la tecnica provando almeno 3-4 volte prima di stappare.

Per riassumere i consigli sono: sangue freddo, motivazione, giusto assetto in barca, buona spazzata, giusta sequenza dell’anca del busto e della testa.

Ah dimenticavo… una buona dose di culo è estremamente necessaria!!
CHE L’ESKIMO SIA SEMPRE CON TUTTI NOI!!!!

Gaetana Picone
ASSI doc


E voi l’eskimo come lo fate?

Commentate parlandoci del tipo di eskimo che vi riesce meglio e dei problemi che avete incontrato.

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